Cronache del Ristagno. Una storia in frammenti” di Ruggero Taradel (Fuorilinea, 2024)

L’Autore converserà con lo scrittore Giuseppe Cesaro.

Sarà presente l’editore Franco Esposito.

“Vi sono vari modi in cui gli amanti, felici o infelici che siano, possono provare a raccontare la loro storia, sia essa vestita dei panni della fairy tale, del De Profundis o del Requiem. […] In alcuni casi, si constata che è impossibile essere giusti ed equi, e ugualmente impossibile sopprimere il bisogno di raccontare e raccontarsi. Da questa infelice contingenza scaturiscono i risultati più curiosi ed eccentrici: queste Cronache del ristagno non ne saranno certo il primo o ultimo esempio. Good night and good luck”.

Ruggero Taradel è storico, saggista, e studioso dei rapporti ebraico-cristiani, storia dell’antisemitismo, del razzismo e dell’Islamofobia. Tra il 2003 e il 2018 è stato docente presso la Division of French and Italian Studies della University of Washington. Dal 2014, e attualmente, è docente e Study Abroad Program Director presso il Department of Comparative History of Ideas della University of Washington. Vive e lavora a Seattle (Washington). “Cronache del Ristagno” è la sua prima opera letteraria.

Inaugurazione della mostra fotografica Al di là dei nostri sguardi di Renato Russo

La mostra, con foto in b/n e colore, è un modesto omaggio all’opera di Luigi Ghirri, il grande fotografo di cui Russo ha letto con passione libri, cataloghi e saggi, e visitato diverse sue retrospettive in vari musei italiani.

Ghirri si definiva “un ragazzino seduto su un muretto che cattura la vita che gli passa di fronte”. Ciò che vedeva e che ci restituiva con le sue immagini va oltre i nostri frettolosi sguardi.

Poche le figure umane negli scatti di Russo. Talvolta si percepisce un senso di solitudine, ma mai amara; nel rapporto di Russo con l’immagine c’è la gentilezza, il rispetto e la capacità di osservazione che possiamo ritrovare in molte opere di Ghirri.

Agli esordi le mie foto erano tutte in b/n. Poi il colore ha un po’ prevalso, con il facile fascino che può suscitare in tutti noi.

Preferisco le foto apparentemente semplici e banali, non urlanti, quelle di tutti i giorni, con le quali spero sempre di esprimere il mio stato d’animo e la mia sensibilità.Da diverso tempo nelle mie foto le figure umane sono quasi assenti, oppure sono ritratte di spalle o di nascosto. Provo un senso di pudore e di rispetto verso coloro che attirano la mia attenzione.

Mi attraggono le geometrie e l’ordine prospettico. Nelle mie inquadrature c’è sempre una formale attenzione alla composizione dell’immagine che raramente viene “tagliata”.
Ogni mia foto (come dichiarava Berengo Gardin) è “Vera fotografia, non corretta, modificata o inventata al computer”.
Utilizzo una “vecchia” Fuji X20 (con obiettivo fisso) ed il mio poco sofisticato smartphone.

Renato Russo vive a Roma, dove è nato. Ha lavorato presso diverse società multinazionali. Da sempre appassionato di fotografia, ha esposto per la prima volta alcune proprie immagini nell’aprile 2025, a Reggio Emilia, in occasione di Fotografia Europea – Circuito Off. Ha partecipato all’Urban Photo Awards 2025, giungendo tra i semifinalisti della sezione Foto Singole. Lo scorso agosto ha esposto le foto di questa mostra presso la Galleria Arti in Corso di Magliano in Toscana.
“E’ difficile dire perché una stanza, le pietre di una strada, un angolo di giardino mai visto, un muro, un colore, uno spazio, una casa diventino improvvisamente famigliari, nostri. Una sintonia totale ci fa dimenticare che tutto questo esisteva e continuerà ad esistere al di là dei nostri sguardi.”(Luigi Ghirri)

Inaugurazione della mostra fotografica OMAGGIO A CLAUDIA CARDINALE di Mario Maffei

Inaugurazione della mostra fotografica, curata da Lucia Baldini e da Stefano Maffei che presenterà il lavoro fotografico del padre, aiuto regista nel film “La ragazza con la valigia” di Valerio Zurlini .

Gli scatti di Mario Maffei, durante le riprese del film, sono esposti, per la prima volta a Roma, nella Libreria Fahrenheit 451.

Heinz Inlander. Il pittore perduto di Ron Burnett a cura di Maria Gabriella Quercia

Eva Christina Müller-Praefcke (Sapienza Università di Roma) dialogherà con l’autore.

Il volume racconta la vicenda del pittore Heinz Inlander e della sua famiglia, costretti a fuggire da Vienna alla vigilia dell’annessione dell’Austria da parte della Germania nazista, negli anni Trenta, alle soglie della Seconda Guerra Mondiale.

Attraverso una prosa stratificata e ricca di sfumature, Ron Burnett intreccia narrativa, finzione e riflessione per delineare l’evoluzione di Inlander: da giovane rifugiato a pittore affermato negli anni Cinquanta e Sessanta. Ne emerge una storia intima di guerra e perdita, ma anche di rinascita, vissuta tra l’Italia e l’Inghilterra.

Ron Burnett, studioso di fama internazionale, Presidente Emerito di Emily Carr University of Art and Design di Vancouver, è autore di numerosi saggi e libri sull’arte e sulla cultura dei media, insignito di prestigiosi riconoscimenti tra cui Order of Canada, Order of British Columbia, Ordre des Arts et des Lettres.

LA PENTOLA-ANGURIA Storia di un bambino indiano di Rachele Gigli.



Giovedì 20 marzo, ore 18.00
Libreria Fahrenheit 451 – Campo de’ fiori 44

Presentazione del libro

LA PENTOLA-ANGURIA Storia di un bambino indiano

di Rachele Gigli.
 

L’autrice dialoga con il professore etnografo e antropologo Massimo Canevacci e il traduttore, musicista e compositore Alípio Carvalho Neto, a seguire performance musicale di Alípio Carvalho NetoGiancarlo Schiaffini e Marco Ariano.

 
‘‘LA PENTOLA-ANGURIA Storia di un bambino indiano’’ di Rachele Gigli è pubblicato dalla casa editrice brasiliana Confraria Do Vento. Edizione bilingue italiano-portoghese, tradotta da Alípio Carvalho Neto, prefazione di Valentine Carvalho Herold e illustrata dalla stessa autrice.
Il racconto è adatto a lettori giovani e adulti e sfiora con delicatezza diverse tematiche sociali importanti legate all’attualità. Ci si questiona su diseguaglianza, diritti umani, migrazione, emarginazione, emancipazione femminile, sfruttamento sul lavoro, diritti dei bambini, percezione che abbiamo delle culture diverse dalla nostra. L’intento dell’autrice non è di dare risposte o soluzioni ma interrompere il flusso di distratta indifferenza che apparentemente caratterizza i nostri tempi e di indurci al questionamento, all’incontro con l’altro, al dialogo.
Il racconto, dal carattere realistico-meraviglioso, quasi una favola, riesce a trasmettere una complessità di pensiero pur nella sua brevità. Il lettore viene preso per mano dai personaggi principali e invitato a partecipare a una profonda riflessione culturale collettiva.
 
 
 

Rachele Gigli, autrice del libro, è traduttrice e artista poliedrica, nasce a Grado dove torna a vivere nel 2023. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università Roma Tre con una tesi sullo scrittore Luis Martín-Santos, ha frequentato il primo anno di dottorato alla Nova di Lisbona per approfondire l’estetica della letteratura ispano-americana neobarocca. In ambito artistico è attratta dalla multidisciplinarietà ha sviluppato delle collaborazioni artistiche con il musicista Alípio Carvalho Neto: esposizioni di disegni e fotografie, videoarte e videoperformance.

Alípio Carvalho Neto, traduttore del libro, sassofonista, inizia i suoi studi musicali presso la Scuola di Musica di Brasília (EMB). Si trasferisce nel 1997 in Portogallo dove è stato premiato con una borsa di studio dall’Istituto di Cultura di Macao e del Ministero della Cultura del Brasile (Bolsa Virtuose) per la ricerca nei settori della musica e della letteratura, con approfondimento nella poetica araba e cinese all’Università di Évora. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca (PhD) in “Storia, Scienze e Tecniche della Musica” presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Nel 2017, pubblica insieme a Giancarlo Schiaffini Immaginare la musica (Milano: Auditorium), dove ha curato l’analisi delle composizioni di Schiaffini. Poeta, traduttore e saggista, ha un Master in Teoria della Letteratura nel quale approfondisce il concetto dell’allegoria barocca di Walter Benjamin.  È un attivo interprete, improvvisatore, compositore e ricercatore dedicato agli studi musicali interdisciplinari, con particolare attenzione all’estetica della musica, la relazione tra improvvisazione e composizione. Dal 2016, è Lettore (Lecturer) al Master in Sonic Arts all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove ha fondato e dirige l’Intermedia Lab. Si è esibito e ha tenuto seminari e workshop in contesti di rilievo, quali il Festival Luigi Nono, Séminaire MaMuPhi (mathématiques-musique-philosophie / IRCAM), Black Box del Gasteig di Monaco di Baviera, CCA Glasgow, CHIGIANAradioarte / Accademia Chigiana, Jazz & Wine of Peace, Durham University (Philosophy of Improvisation), Tufts University / Harvard University (Utopian Listening: The Late Electroacoustic Music of Luigi Nono), Université Paris-Sorbonne, Fondazione Giorgio Cini, Festival di Nuova Consonanza e Conservatorio di Santa Cecilia. Ha pubblicato numerosi album che sono stati acclamati dal pubblico e dalla critica internazionale, come leader, co-leader e molti come sideman. È corrispondente dall’Italia della Rivista Letteraria Pernambuco.

Massimo Canevacci docente di Antropologia Culturale presso l’Università di Roma La Sapienza. Invitato come visiting professor in diverse università europee, a Tokyo (Giappone) e a Nanjing (Cina), dal 2010 al 2017 è stato professore ospite in Brasile a Florianôpolis (UFSC), Rio de Janeiro (UERJ), São Paulo (ECA/USP – Instituto de Estudos Avançados IEA/USP). Attualmente insegna come professore emerito a La Sapienza. Tra i suoi libri: Cittadinanza transitiva. Un’antropologia politica applicata al soggetto diasporico (Meltemi, 2024), Stupore indigeno (Mar dei Sargassi, 2023), Meta-feticismo. Un’etnografia esplorativa oltre la reificazione (Manifesto Libri, 2022), Culture eXtreme. Mutazioni giovanili nel corpo della metropoli (Derive&Approdi, 2021), La città polifonica (Rogas, 2018), Antropologia della comunicazione visuale (Postmedia Books), La linea di polvere. La cultura bororo tra tradizione, mutamento e auto-rappresentazione (Meltemi, 2017).

Giancarlo Schiaffini compositore-trombonista-tubista, si è laureato in fisica nel 1965. Autodidatta in musica, ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni ’60. In quel periodo ha cominciato la sua attività di compositore ed esecutore nel campo della musica contemporanea e del jazz. Nel 1970 ha fondato il gruppo strumentale da camera Nuove Forme Sonore. Ha collaborando con il Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza dal 1972 al 1983. Nel 1975 ha fondato il Gruppo Romano di Ottoni, con repertorio di musica rinascimentale e contemporanea. Fa parte della Italian Instabile Orchestra. Ha insegnato presso i conservatori “G. Rossini” di Pesaro, “A. Casella” dell’Aquila e nei corsi estivi di Siena Jazz (strumento, improvvisazione, composizione). Ha pubblicato per Ricordi un suo trattato sulle tecniche del trombone nella musica contemporanea e per Auditorium Edizioni “E non chiamatelo jazz” sull’improvvisazione musicale, “Tragicommedia dell’ascolto”, “Immaginare la musica” e “Errore e pregiudizio”.

Marco Ariano percussionista, sperimentatore sonoro, artista intermediale, ha articolato un percorso di studio e ricerca ai margini di arte e filosofia. Il suo approccio decostruttivo lo ha condotto ad una peculiare prassi percussionistica centrata sull’improvvisazione. Suona musiche non convenzionali. La sua scrittura unisce spesso elementi scenico-video-poetici a quelli sonori. Tra i suoi lavori interdisciplinari La Vacuità Splendente, n frammenti limbici, Degli Insetti, Quaderno Cinese n.1. Ha suonato e registrato con importanti musicisti della scena contemporanea e ha collaborato con artisti e gruppi della ricerca artistica. Ha fondato gruppi legati a pratiche improvvisative eterogenee come Opera Mutica, Xubuxue, K Mundi, Ensemble Intondo. Ha tenuto lezioni e seminari presso Università e istituzioni artistico-culturali sia pubbliche che private. È docente percussionista dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma.

MULTIVERSO TOTI 1924-2024 Gianni Toti Poesia, Videoarte e Totitutto a Fahrenheit per il centenario della sua nascita

Tra gli eventi del “Multiverso Toti 1924-2024” dedicati al centenario di Gianni Toti, martedì 5 novembre 2024 alle ore 18:00 la Libreria Fahrenheit 451 ospita un incontro dedicato ai libri usciti sulla figura e l’opera di Toti nel 2024: la ristampa aggiornata di “Gianni Toti o della Poetronica”, curata da Sandra Lischi e Silvia Moretti per le edizioni ETS, e il primo volume di “Opera poetica” che raccoglie, per i tipi [dia•foria, tutti i versi pubblicati da Toti fino al 1977, con la curatela di Francesco Muzzioli e Daniele Poletti.

L’incontro – a ingresso gratuito e realizzato in collaborazione con la Biblioteca Totiana – prevede inoltre la proiezione di una selezione di opere di e su Gianni Toti.

Gianni Toti (1924-2007) è stato giornalista, poeta, critico, cineasta, videoartista, poetronico. Toti è stato uno scrittore di tutte le scritture ed anche un fine traduttore e direttore di riviste e collane editoriali, tra cui i memorabili “Taschinabili”, libri da taschino concepiti negli anni Novanta per le Edizioni Fahrenheit 451.

Nel centenario della sua nascita, la Libreria Fahrenheit 451, di cui Toti è stato amico sincero e assiduo frequentatore, ospita la presentazione di due recenti volumi sulla figura e l’opera di Toti, alla presenza dei loro curatori: il primo volume di “Opera poetica” ([dia•foria, 2024) e “Gianni Toti o della poetronica” (ETS, 2024).

Il primo volume di “Opera poetica” raccoglie tutti i versi di Toti usciti a stampa fino al 1977, dai primi firmati con uno pseudonimo all’inizio degli anni Sessanta fino alla raccolta “Per il paroletariato o della poesicipazione” che rappresenta un significativo spartiacque nella sua produzione. Scrive il curatore Daniele Poletti nella nota editoriale: “dopo dieci anni dal precedente antologico Totilogia – involatura sulla poesia di Gianni Toti (2014), [dia•foria presenta “un nuovo richiamo all’attenzione su un autore non solo meritevole di essere riscoperto e riassaporato nelle sua anarchica utopia, ma necessario per procedere passo passo a ribilanciare e riscrivere la storia della letteratura e della poesia italiane”.

Intervengono in presenza il critico Francesco Muzzioli, curatore del volume con Poletti, insieme a Giovanni Fontana che ha collaborato con un saggio alla pubblicazione.

Silvia Moretti, direttrice della Biblioteca Totiana, racconterà la ricerca che ha animato la costruzione del libro “Gianni Toti o della poetronica”, curato con Sandra Lischi nel 2012 e ristampato, in occasione del centenario, con aggiornamenti bibliografici e di contenuto. Il libro rappresenta tutt’ora lo strumento più agile per illuminare, anche attraverso numerose foto e documenti d’archivio, l’attività che ha fatto di Toti un “laboratorio vivente” (come scrive Lischi). Moretti passerà in rassegna anche le altre iniziative editoriali del 2024 che arricchiscono la bibliografia dell’autore. Tra esse la biografia di Marinka Dallos, traduttrice e pittrice naif, compagna di Toti dalla fine degli anni Quaranta e il 1992: “Marinka Dallos, traduttrice e pittrice italo-ungherese” di Andrea Rényi (Golem Editore, 2024).

La presentazione sarà accompagnata dalla proiezione a ciclo continuo di una selezione di opere video di Toti e di due lavori che ricostruiscono in forma di ritratto la figura dell’autore: “PlaneToti notes”, realizzato da Sandra Lischi nel 1997 in dialogo con Gianni Toti stesso; “Ricordando Toti”, selezione di videotestimonianze a cura di Aron Greco realizzate nel 2024 coinvolgendo amici e amiche, collaboratori e collaboratrici, studiosi e studiose che hanno conosciuto Gianni Toti. In ordine alfabetico: Pia Abelli Toti, Rosalba Campra, Marcello Carlino, Mariella De Santis, Franco Falasca, Solange Farkas, Giovanni Fontana, Catia Gabrielli, Maria Jatosti, Sandra Lischi, José-Carlos Mariategui, Francesco Paolo Memmo, Francesco Muzzioli, Lamberto Pignotti, Nils Roller, John Sanborm, Tarcisio Tarquini, Elisa Zurlo. La presentazione sarà accompagnata dalla proiezione a ciclo continuo di una selezione di opere video di Toti e di due lavori che ricostruiscono in forma di ritratto la figura dell’autore: “PlaneToti notes”, realizzato da Sandra Lischi nel 1997 in dialogo con Gianni Toti stesso; “Ricordando Toti”, selezione di videotestimonianze a cura di Aron Greco realizzate nel 2024 coinvolgendo amici e amiche, collaboratori e collaboratrici, studiosi e studiose che hanno conosciuto Gianni Toti. In ordine alfabetico: Pia Abelli Toti, Rosalba Campra, Marcello Carlino, Mariella De Santis, Franco Falasca, Solange Farkas, Giovanni Fontana, Catia Gabrielli, Maria Jatosti, Sandra Lischi, José-Carlos Mariategui, Francesco Paolo Memmo, Francesco Muzzioli, Lamberto Pignotti, Nils Roller, John Sanborm, Tarcisio Tarquini, Elisa Zurlo.

presentazione del libro “Tuta blu. Ire, ricordi e sogni di un operaio del Sud” di Tommaso Di Ciaula

Interverranno:
Ginevra Amadio
Marcello Baraghini
Davide Di Ciaula
Alessandro Portelli

Da sempre in Italia in narrativa vale l’equazione lavoro + scrittura = letteratura industriale. Eppure le opere di Ottieri e Volponi hanno colto del lavoro soprattutto gli elementi oggettivi ed esterni della classe operaia, concentrandosi su alienazione e catena di montaggio. Con l’aumento della conflittualità sociale, tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, alcuni scrittori di classe operaia inseriscono in quell’equazione un’incognita che permette di spiegare gli elementi soggettivi di questa classe: il vissuto, la vita quotidiana, il tempo libero. Tra loro colpiscono, sia in poesia che in prosa, autori come Luigi Di Ruscio, Tommaso Di Ciaula e Ferruccio Brugnaro. Subito ribattezzati in maniera un po’ naïve come «i selvaggi».

L’operaio pugliese Tommaso Di Ciaula dà alle stampe Tuta blu nel 1978 per Feltrinelli nella collana dei Franchi Narratori curata da Nanni Balestrini e Aldo Tagliaferri. Un romanzo-memoir-pamphlet che racconta l’industrializzazione a cottimo del meridione contadino con una penna rabbiosa e lucida, poetica e aggressiva. Il libro diventa un caso editoriale con svariate traduzioni all’estero. Viene anche adattato al cinema nel 1987 con Alessandro Haber nei panni del protagonista. Quella di Di Ciaula è una scrittura con squarci lirici e invettive che colpisce l’ideologia lavorista dell’andare-camminare-lavorare assunta anche da una parte della sinistra. Procede per accumulazioni, lavorando di tornio attorno a questioni fondamentali come il contrasto tra mondo contadino e industriale o le nocività e gli infortuni di fabbrica, tra metallo arrugginito, orli di sole e spicchi di mare. Un romanzo che con la fine della stagione della conflittualità operaia è stato spinto ai margini dell’industria editoriale e che ripubblichiamo perché pietra miliare della letteratura working class italiana.

Giovedì 30 maggio, ore 18.00 Libreria Fahrenheit 451 – Campo de’ fiori 44 Presentazione del libro #iorestoincam di Carlotta Domenici De Luca

Dal 9 Marzo 2020 Carlotta Domenici De Luca è stata la prima fotografa al mondo a cambiare le regole del reportage legato alla pandemia. Perchè in un momento in cui i media raccontavano solo vie, piazze vuote e terapie intensive, Carlotta fotografava la vita, la resilienza e l’unicità delle persone che erano chiuse in casa.

Il reportage realizzato in videochiamata in tutto il mondo, ha permesso a Carlotta di fotografare più di 1300 persone.

Un teatro virtuale, raccontato dalla Fotografa, creando direttamente in live un set fotografico dove il computer con lo schermo spento era concettualmente un sipario, il telefono appoggiato era “l’attore,” la base del portatile era il palco e la tastiera la platea, dove i numeri ben distanziati erano gli spettatori che assistevano.

Un vero viaggio che, dopo 3 anni, ha visto la luce grazie ad un libro che è stato pubblicato e che è la testimonianza tangibile di un reportage che ha un impegno morale: quello di essere testimone di quel periodo storico.

Il libro ha un formato di 16cm x 23 cm è stato serigrafato sul fronte e stampato su una carta FSC è di 416 pagine, un diario fotografico che parte il 9 marzo 2020 e termina il 27 Marzo 2021.

I testi presenti in ogni foto del libro, esprimono i sentimenti ed i pensieri delle persone fotografate e sono stati mantenuti nella lingua in cui sono stati espressi.

Il libro sarà presentato Giovedì 30 maggio alle ore 18:00 nella libreria Fahrenheit 451 di Catia Gabrielli e sarà accompagnato da una mostra fotografica con alcune immagini significative del reportage.

Giovedì 30 maggio, ore 18.00 Libreria Fahrenheit 451 – Campo de’ fiori 44 Presentazione del libro #iorestoincam di Carlotta Domenici De Luca

Dal 9 Marzo 2020 Carlotta Domenici De Luca è stata la prima fotografa al mondo a cambiare le regole del reportage legato alla pandemia. Perchè in un momento in cui i media raccontavano solo vie, piazze vuote e terapie intensive, Carlotta fotografava la vita, la resilienza e l’unicità delle persone che erano chiuse in casa.

Il reportage realizzato in videochiamata in tutto il mondo, ha permesso a Carlotta di fotografare più di 1300 persone.

Un teatro virtuale, raccontato dalla Fotografa, creando direttamente in live un set fotografico dove il computer con lo schermo spento era concettualmente un sipario, il telefono appoggiato era “l’attore,” la base del portatile era il palco e la tastiera la platea, dove i numeri ben distanziati erano gli spettatori che assistevano.

Un vero viaggio che, dopo 3 anni, ha visto la luce grazie ad un libro che è stato pubblicato e che è la testimonianza tangibile di un reportage che ha un impegno morale: quello di essere testimone di quel periodo storico.

Il libro ha un formato di 16cm x 23 cm è stato serigrafato sul fronte e stampato su una carta FSC è di 416 pagine, un diario fotografico che parte il 9 marzo 2020 e termina il 27 Marzo 2021.

I testi presenti in ogni foto del libro, esprimono i sentimenti ed i pensieri delle persone fotografate e sono stati mantenuti nella lingua in cui sono stati espressi.

Il libro sarà presentato Giovedì 30 maggio alle ore 18:00 nella libreria Fahrenheit 451 di Catia Gabrielli e sarà accompagnato da una mostra fotografica con alcune immagini significative del reportage.

Presentazione del libro Ritorni di Mariolina Venezia Italo Svevo Editore

Mariolina Venezia dialoga con Danilo Angelelli e Paolo Morelli

A Trieste c’era già stata. E non le era piaciuta. Tanto che non ci voleva neppure ritornare. Poi ha cambiato idea, perché in ogni occasione che si presenta ce ne sono altre che si riaffacciano, anche quelle perdute. Soprattutto quelle. Ritorni è un lungo racconto scritto da Mariolina Venezia in prima persona, percorrendo un terreno di confine tra il diario, la memoria e l’autoanalisi, dove Trieste è al centro di un gioco di distanze e sovrimpressioni che ci restituisce il senso di ciò che si è vissuto, con ironia e accettazione. Il centro dell’esistenza con il passare degli anni pare allontanarsi: il tempo gli gira intorno con un movimento a spirale, proprio come Trieste, che ha una storia unica, profondamente incisa, ma è piena di storie eccentriche e di personaggi enigmatici, una città troppo celebrata e troppo sfuggente, con la sua luce intensa, inesorabile, che non si lascia possedere. Ma, proprio quando l’autrice ha deciso di rinunciare a comprenderne la «scontrosa grazia», ecco che: «Trieste ti si svela per un attimo solo quando ti volti indietro. Come la vita, che poi torni a non capirla».